Cos’è l’HIV, cos’è l’AIDS

HIV E AIDS NON SONO LA STESSA COSA

HIV (virus dell’immunodeficienza umana) è un virus che attacca e indebolisce il sistema immunitario (immunosoppressione). Appena entra nel corpo rimane alcune ore localizzato tra i tessuti dove c’è stata l’infezione, poi comincia a moltiplicarsi rapidamente nel sangue e arriva ai linfonodi (infezione HIV primaria e acuta). L’apice dell’infezione HIV acuta è il momento in cui talvolta (ma non sempre) compaiono sintomi di tipo para-influenzale (febbre più o meno alta, e altri similari): questo avviene nel giro di un mese più o meno. A quel punto il corpo ha cominciato a reagire al virus producendo anticorpi che cercano di fermarlo. Per un po’ di tempo gli anticorpi riescono a sovrastare la moltiplicazione del virus nel sangue riducendone la quantità, finché molto presto gli anticorpi non ce la fanno, l’HIV riprende terreno e continua la propria lenta ma inarrestabile moltiplicazione per anni. Più il virus si replica nel corpo, più attacca, danneggia ed erode il sistema immunitario, causando la morte progressiva e il declino dei linfociti (i cosiddetti CD4) che difendono il corpo da certi tipi di infezioni e malattie.

Se non trattato, l’HIV uccide talmente tanti CD4 da consentire a diverse infezioni cosiddette “opportunistiche” di colpire il corpo: è quando queste infezioni compaiono che c’è l’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita), che è appunto una sindrome composta da diverse possibili malattie emergenti. Oggi, però, con le terapie disponibili, l’AIDS non è affatto un evento comune nella vita di una persona con HIV, soprattutto se il test HIV è stato fatto precocemente e appunto si è seguita una terapia. Oggi l’AIDS può essere tenuto a distanza fino ad essere un evento di morte improbabile anche per una persona con HIV.

La persona che ha l’HIV, senza infezioni opportunistiche, viene definita sieropositiva o HIV-positiva: significa che è risultata “positiva” al test che vede gli anticorpi all’HIV. Al contrario, chi è risultato “negativo” al test (il test non ha trovato gli anticorpi) viene definito sieronegativo o HIVnegativo. Dire di una persona che è “malata di AIDS” solo perché ha l’HIV (è sieropositiva) è assolutamente sbagliato! Inoltre è controproducente, perché richiama fantasmi di morte e di pericolosità che non corrispondono più nella maggior parte dei casi alla realtà! Oggi la stragrande maggioranza delle persone con HIV non ha l’AIDS, né arriva a svilupparla, e ha una aspettativa di vita (se consideriamo il solo evento AIDS) molti simile a quella di una persona HIVnegativa.

“PREFERISCO NON SAPERE…”: PERCHE’ NON HA SENSO OGGI QUESTA FRASE

La terapia cosiddetta “antiretrovirale” riduce drasticamente la quantità di virus nel sangue, lasciandone talmente poco che non si riesce a “vedere e contare” con le analisi (non-rilevabilità), consentendo così alle difese immunitarie di recuperare. I linfociti CD4 tornano a livelli relativamente normali e il corpo continua ad essere protetto dall’AIDS quasi come in una persona senza HIV. Anche quando ci si accorge tardi di avere l’HIV, addirittura quando si è già in AIDS, spesso alcune infezioni opportunistiche possono essere curate e con la terapia antiretrovirale si può far rientrare l’emergenza facendo risalire i CD4 e rimettendo in sesto il sistema immunitario. Più tardi questo avviene, però, peggio è! Non è tutto così matematico, e un sistema immunitario compromesso, arrivato a livelli bassissimi di CD4 e addirittura all’AIDS, è una macchina che non solo ha rischiato di smettere di funzionare, ma che comunque non funzionerà più esattamente come prima.

La terapia ha quindi trasformato l’HIV in una condizione cronicizzata e gestibile, per quanto pesante da gestire. Questo è da ricordare quando si rimanda o si rifiuta il test HIV perché si preferisce “non sapere”: oggi non ha più molto senso “non voler sapere”.

Prima si sa meglio è, per diversi motivi:

  • perché si può mantenere probabilmente per tutta la vita il sistema immunitario a livelli di funzionamento normale anti-AIDS quasi come in una persona che non ha l’HIV (sieronegativa);
  • perché si possono mettere in atto tutte quelle strategie di “prevenzione positiva”, la prevenzione messa in atto direttamente dalla persona con HIV, per sé e per gli altri;
  • perché si possono prevenire anche tutte le eventuali complicazioni non legate all’AIDS, ma allo “stress” a cui è sottoposto il corpo a causa della continua infiammazione per la presenza del virus HIV (immunoattivazione) .

LA CRONICIZZAZIONE E’ UNA BUONA NOTIZIA, MA NON E’ NEANCHE UNA PASSEGGIATA

La buona notizia è che l’AIDS è molto lontano oggi, se l’HIV è affrontato bene e in tempo. La cattiva notizia è che l’HIV è ancora una seria minaccia per la salute sessuale, soprattutto perché non è guaribile: oggi è curabile efficacemente, ma non è guaribile e condiziona e accompagna diversi aspetti della propria salute e della propria vita sociale (e sessuale) per tutta la vita.

La cosiddetta “cronicizzazione” comunque non è una passeggiata: ad oggi è un matrimonio indesiderato per tutta la vita tra la persona con HIV e il virus.

L’aspetto sociale e sessuale. A causa dello stigma e del “panico morale” associate all’AIDS, oggi è spesso ancora molto difficile e faticoso parlare di sé e dell’HIV da parte di una persona HIVpositiva: non è un aspetto di poco conto. Comunicare l’HIV non è la stessa cosa di comunicare un raffreddore, soprattutto ad un partner sessuale, ma spesso anche ad un amico.

L’aspetto clinico, relativo alla salute fisica, è invece un altro: se è vero che non si muore più di AIDS (o quasi), è anche vero che una persona con HIV oggi, invecchia biologicamente prima di una persona sieronegativa. L’infezione da HIV fa partire una sorta di accelerazione dell’orologio biologico di un organismo: a causa sia del meccanismo di immunoattivazione sia delle varie tossicità dei farmaci, il corpo di una persona con HIV comincia ad avere problematiche tipiche degli anziani molto prima (anche 10 anni prima) di una persona sieronegativa, una sorta di vecchiaia anticipata con tutte le relative complicanze di salute (e di morte).

(tratto da salutegay.it)